Cultura del Vino e del cibo

Vitigni d’Abruzzo: la cococciola

8 Feb 2017
Vitigni d’Abruzzo: la cococciola

La cococciola è un vitigno autoctono dell’Abruzzo, di cui ce ne parla in questa intervista la Donna del Vino e sommelier Serena Trolla, che lavora presso l’Azienda Agricola Terzini.

Come e quando hai deciso di diventare sommelier?
Faccio ancora fatica a parlare di vino in termini trasognati, malinconici ed assenti (per citare Modugno). Il mio approccio è stato inizialmente di tipo razionale. La spinta è stata data dall’esigenza di conoscere la materia di cui quotidianamente avevo iniziato a parlare.

Quali sono state le tue esperienze professionali più importanti?
Nel 2013 inizia, infatti, la mia avventura professionale con una piccola Azienda vitivinicola del mio territorio, la Cantina Terzini. Tra le principali mansioni vi è quella del comunicare: comunicare le storie, la terra e i suoi frutti. Tutto ciò che conoscevo del vino aveva a che fare con la sua natura più grezza.

Ho imparato più tardi il concetto di finezza, ago della bilancia, che è pur sempre punto di congiunzione, tra due mondi diametralmente opposti, quelli di una scura cantina e quelli di una asettica sala di degustazione. Difficile, quindi parlare di un evento o aneddoto in particolare. Come un amore maturo la passione per il vino è nata in modo molto graduale. Sapete il Jazz? Un‘accozzaglia di suoni sincopati mai scontati, pezzi improvvisati e raramente prevedibili a meno che non lo vogliano come in quei passaggi in cui il pezzo è riconoscibile. Il Jazz è per me ancora tutto da scoprire come per il vino. Non ho strumenti per metterlo in musica, ma ho deciso di ascoltarlo e a tratti mi sembra di conoscerlo e prevederlo.

Serena Trolla, sommelier in Abruzzo

Serena Trolla, sommelier in Abruzzo

Il tuo vino del cuore scelto tra i vitigni autoctoni, perché e con quale cibo lo abbineresti e con chi lo berresti
In questi ultimi anni la tendenza, del mondo enologico, va verso la valorizzazione di vitigni poco o non conosciuti ma che da sempre esistono nella tradizione. Protagonista di un’accurata rivalorizzazione del Montepulciano e del Trebbiano l’Abruzzo riscopre oggi vitigni poco noti come la Cococciola (anche detta cacciola o cacciuola).
Non si conoscono la storia e le origini di questo vitigno. Le sole menzioni sono quelle di Viala e Vermorel dei primi del Novecento che lo indicano semplicemente come uno dei vitigni abruzzesi. Se pur non vanti né la stessa storia né le fonti dei più famosi vitigni abruzzesi, la Cococciola c’è sempre stata. Solitamente è utilizzata come uva da taglio per altri vini per conferire acidità e freschezza agli stessi. Viene coltivata, principalmente, nei Colli Teatini: Rocca San Giovanni, Vacri e Acri tra le prime località in termini cronologici.

Il grappolo presenta bacca bianca, buccia spessa, forma irregolare e tendenzialmente compatto. Gli ettari vitati sono circa 500 in tutta la Regione. A parte qualche rara eccezione, la Cococciola viene affinata in acciaio.

Colore giallo paglierino a volte scarico a volte con riflessi verdolini. Delicato all’olfatto con note di freschezza, profumi che rimandano a frutta a polpa bianca, ma anche a note agrumate, floreali, e a volte erbacee ed ammandorlate. Sapido e spesso minerale, ma soprattutto con una certa gradevolezza nella beva.

Sotto la denominazione DOC Abruzzo questo vitigno esprime le sue proprietà in recenti realizzazioni in purezza.
Grazie all’intuizione dei pionieri dell’enologia abruzzese, la buona acidità della Cococciola è stata utilizzata per la produzione di vini spumanti sia con Metodo Martinotti sia con Metodo Classico.

La ragione per cui ho scelto questo vitigno ha a che fare con il mio gusto personale. La nostra Regione è famosa per la produzione di vini molto strutturati con gradazioni alcoliche importanti, la Cococciola si mostra come valida alternativa. La freschezza e la sapidità sono gli elementi che prediligo.

Propongo un tipo di abbinamento non tradizionale. Lo definirei piuttosto esotico. Consiglio un calice di Cococciola, nella sua versione ferma o spumantizzata, con del buon sushi. La sua tendenza dolce e la grassezza sono un’ottima mano tesa alla buona acidità, effervescenza e sapidità del vino.

Contributo raccolto da Camilla Guiggi, Sommelier e Donna del Vino della Lombardia

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